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A Natale ti regaliamo una pillola di inclusione

Buone feste da L-inc

A cura di Erika Lazzini, educatrice Solaris, cooperativa sociale partner di L-inc

Quando si pensa all’inclusione delle persone con disabilità è facile associarla subito a qualcosa di utopico, una sorta di “Sarebbe bellissimo ma è sicuramente impossibile”. Tante sono le cose che mi è capitato di ascoltare ogni giorno su questo tema-“Perchè mai un titolare di un'attività dovrebbe assumere un disabile, pagarlo, per avere la metà della produttività di un lavoratore normale?”. Cercando di sorvolare su quanto concerne il termine “normale” nel gergo e nel senso comune, cerchiamo di focalizzarci sul significato racchiuso in così poche parole: l’inclusione è difficile se non impossibile.

Le scuse per giustificare la resistenza delle persone di fronte ai percorsi inclusivi sono molte. Durante il percorso con il progetto L-inc ne ho sentite molte come “Io non sarei in grado di seguirlo, di offrirgli l’adeguato sostegno” oppure, la mia preferita, “non saprei cosa fargli fare”.

Il tema dell’inclusione delle persone con disabilità è veramente ‘spinoso’, una di quelle questioni che rientrano nell’ambito del “vorrei ma non posso”. Io stessa, ammetto di aver creduto poco in alcuni dei percorsi progettati; ammetto di essere partita con del pregiudizio sia nei confronti dell’accoglienza della comunità locale sia nei confronti delle potenzialità e delle possibilità delle persone coinvolte.

Vorrei dunque raccontarvi brevemente un episodio a conferma del fatto che - al contrario - progetti come L-inc siano necessari per permettere al sistema, alle cornici mentali e al mondo di trasformarsi.

La storia che voglio raccontarvi è quella di Pietro -nome fittizio- un uomo adulto con una diagnosi di ritardo mentale grave che frequenta un servizio diurno nel territorio di Cinisello Balsamo. Pietro è una persona socievole, empatica e generosa, ama stare con gli altri e - soprattutto - esprime il desiderio di frequentare contesti diversi da quelli del nucleo familiare e dei servizi. Durante il primo anno del progetto L-inc viene subito coinvolto e comincia per lui un percorso di volontariato all’interno del bar dell’oratorio del suo territorio. Un bar tenuto in piedi dalla tenacia dei volontari e da coloro che lo frequentano quotidianamente come luogo in cui incontrarsi e condividere momenti ed esperienze.

Pietro - persona molto ansiosa - inizialmente fatica ad eseguire le mansioni che gli vengono assegnate, spesso sbaglia e la sua ansia prende il sopravvento impedendogli di continuare il lavoro nel modo in cui sarebbe in grado di farlo. E’ a questo punto che entra in gioco l’inclusione: i volontari credono in lui. Sanno che può farcela, che deve solo imparare, e non perchè sia una persona con disabilità ma perchè "è così che funziona il lavoro".

Nessun pregiudizio, nessuna paura, nessuna remora a fermarlo per spiegare nuovamente l’iter di lavoro, nessuna remora nello spendere qualche momento in più per aiutarlo.

Pietro prosegue il percorso già da un anno e mezzo, con entusiasmo e determinazione: i caffè che prima faticava a fare adesso sono il suo forte; i dispenser delle caramelle - che prima faticava a riconoscere - adesso sono sempre forniti e ordinati. E Pietro sostiene di essere contento: contento di potersi sperimentare fuori casa in un’attività adulta e di avviamento al lavoro.

Ma i cambiamenti non sono avvenuti solo in Pietro e per Pietro, ma anche nella comunità stessa che l’ha accolto. Chi prima tendeva ad approcciarsi con tono infantile adesso si rivolge con rispetto; chi prima tendeva ad evitarlo, adesso lo saluta sorridendo.

Un episodio in particolare mi ha colpita: Pietro desiderava da sempre una stampante da utilizzare a casa propria ma per svariati motivi non gli era mai stata fornita. Un giorno, durante il suo turno presso il bar, Pietro conosce un nuovo volontario e -come spesso accade- comincia a raccontare di questo suo desiderio. La settimana successiva quel perfetto sconosciuto, quel collega di lavoro, regala a Pietro una stampante nuova, esaudendo per la prima volta questo suo desiderio.

Tanti sarebbero i momenti da poter narrare per riportare quanto i percorsi di inclusione siano non solo fattibili e sostenibili, ma soprattutto utili e importanti.

L’inclusione non è fatta solo di successi, di obiettivi raggiunti, di spunte verdi su qualche piattaforma; è fatta di sguardi, di sorrisi, di parole, di contatti e di sostegni. E’ fatta di persone che decidono di aprirsi per costruire qualcosa insieme.

L’inclusione non è una chimera, non è qualcosa che "si aspetta che accada da sé".

L’inclusione si fa.

E L-inc è un primo passo per un lungo cammino.