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Chiedimi di cosa ho bisogno

A cura di  Edgar Contesini, Educatore Arcipelago Cooperativa Sociale

La Bella Compagnia

La Bella Compagnia è un progetto rivolto a persone con disabilità acquisita e destinato alla ricerca di un nuovo senso per la vita che riprende dopo un trauma fortemente invalidante. Un senso che va ricostruito a partire dal presente, ma per scardinare la ripetizione del presente stesso. E per respingere il rischio dell’egemonia del passato, con l’instaurarsi di una quotidianità fatta solo di ricordi e nostalgia. Troppo spesso le persone con disabilità acquisita si ritrovano incastonate in una categoria sociale valutata solo dal punto di vista assistenziale. Le loro identità finiscono per coincidere con le loro patologie. Con il rischio che un servizio e i suoi operatori lavorino con la diagnosi, invece che con la persona. I bisogni vengono allora ricondotti alla necessità di tamponare gli handicap che il danno cerebrale ha scatenato a livello motorio o di coordinazione mentale. Sembra che una volta assolto questo compito, un servizio possa ritenere di aver svolto il suo lavoro principale. In un simile approccio, il tempo si cronicizza nella reiterazione, nel suo riempimento senza ricerca, senza le increspature della fatica di raggiungere un obiettivo. Ne viene allora che per le persone con disabilità acquisita la vita non possa che rivolgersi al passato: a ciò che erano, a ciò che facevano, ai loro sogni prima del trauma che ha sconvolto le loro vite.

Si ritrovano allora inserirti in attività volte ad impegnare il tempo, ma senza una reale possibilità di poter avere ancora un ruolo sociale attivo, magari utile per gli altri.

Questo progetto vuole invece connotarsi come la possibilità di trasformare il futuro in avvenire. Senza avvenire la vita si ottunde, si confonde, perde slancio. Restituire avvenire significa qui restituire aspirazioni e obiettivi; significa scardinare lo stare per ritrovare un procedere.

Per dirlo con Eugéne Minkowski, avvenire “è il bersaglio verso cui si dirige il nostro sguardo, verso il quale procedono le nostre aspirazioni, verso il quale ci spinge la nostra ricerca profonda, incessante, inesauribile, dell’ideale.

Ideale che non significa aleatorietà ma recuperata fede in una vita che avanza, ritrovando valore e grandezza rispetto al mero esistere.

L'orologio non si è fermato è il motto che il gruppo La Bella Compagnia ha scelto proprio per ribadire che la vita deve continuare in modo significativo, costruttivo, con un senso di appartenenza e di utilità sociale. Che non esiste solo il passato prima del trauma...

Un passato che non può certo essere negato o dimenticato, ma che non deve diventare egemone, dittatore assoluto dell’esistenza.

I componenti de La Bella Compagnia stanno ritrovando obiettivi pratici che permettano loro di lasciare un segno visibile all’altro, di farsi portatori di un messaggio sul valore della vita; ma stanno anche recuperando quell’avanzare che gli permetta di guardare con maggiore serenità alla storia personale, per dispiegare quella trama, quella linea di vita, da cui far scaturire consapevolmente nuovi desideri e volizioni.

Così si alimenta lo slancio vitale, così si percepisce il passato… “sorpassato”.

Il Teatro dell’Oppresso: perché abbiamo deciso di usarlo? Che cos’è?

La coscienza della propria situazione viene ormai vissuta non solo in termini di sfortuna e di necessaria assistenza, ma anche nella possibilità di considerare, discutere e proporre questioni che riguardano il proprio diritto ad una vita di comunità il più possibile vicina alle loro aspettative ed alle loro possibilità di espressione.

La possibilità di scegliere se e a quale servizio aderire; la necessità di poter esprimere la propria opinione e la propria volontà nel percorso di vita scelto; le discriminazioni silenziose che creano difficoltà nel trovare una casa in affitto; la difficoltà a spostarsi per la città, ad entrare in un negozio…

Sono alcuni dei temi che vengono spesso sollevati e discussi dal nostro gruppo di ospiti. Ma insieme alla discussione, è nata anche la volontà di poter far sentire la propria voce, non nel senso della mera protesta, ma con l’intenzione di informare, formare e discutere facendo nascere delle proposte.

Per fare questo, abbiamo deciso di utilizzare le tecniche del Teatro dell’Oppresso, nato in Brasile proprio per fornire uno strumento di discussione e progettazione in grado di coinvolgere anche le fasce sociali più deboli e discriminate. Il Teatro dell’Oppresso non offre spettacoli a cui assistere, ma drammatizzazioni di problemi e situazioni in cui tutti i presenti possono inserirsi con azioni, parole, proposte di soluzioni alternative.

Dalla spiegazione della Cooperativa Giolli, punto di riferimento in Italia per il Teatro dell’Oppresso:

E’ un metodo teatrale inventato e sviluppato da Augusto Boal negli anni ’60, prima in Brasile e poi in Europa, e ora diffuso in tutto il mondo, che usa il teatro come linguaggio, come mezzo di conoscenza e trasformazione della realta’ interiore, relazionale e sociale. E’ un teatro che rende attivo il pubblico e serve ai gruppi di spett-attori per esplorare, mettere in scena, analizzare e trasformare la realta’ che essi stessi vivono.

Consiste essenzialmente nell’uso del linguaggio teatrale diffuso, nell’uso dello spazio estetico e delle sue proprieta’ gnoseologiche, per avviare processi collettivi di coscientizzazione, cioe’ di cambiamento personale e sociale. In altre parole si propone lo sviluppo della teatralita’ umana al fine di analizzare e trasformare le situazioni di disagio, malessere, conflitto, oppressione, ecc.

Il TdO si compone di diverse tecniche che hanno il fine di rendere l’uomo protagonista dell’azione drammatica per allenarlo a essere protagonista della propria vita insieme ai suoi simili. Dall’influenza del pensiero di Freire il TdO prende l’atteggiamento non indottrinante ma maieutico: non da’ risposte ma pone domande e crea contesti utili per la ricerca collettiva di soluzioni. Una delle sue principali ipotesi base e’ che il corpo pensa, ovvero una concezione dell’essere umano come globalita’ di corpo, mente ed emozione dove l’apprendimento/cambiamento vede coinvolti tutti e tre gli aspetti, in stretta relazione.

Il TdO si muove ai confini tra teatro, educazione, terapia, intervento. Fulcro del lavoro e’ l’analisi/trasformazione delle situazioni oppressive, di disagio, conflittuali, della vita quotidiana. Usa come strumenti una serie di esercizi e giochi che mirano a sciogliere le meccanizzazioni del nostro corpo/mente/emozione che sono cristallizzate nella cosiddetta maschera sociale.

Pur toccando aspetti personali ed emotivi, il TdO non si pone come terapia, ma come strumento di liberazione collettiva che poggia sulla presa di coscienza autonoma delle persone, sullo specchio multiplo dello sguardo degli altri.

Ma le diverse situazioni critiche possono essere affrontate usando tecniche e metodi appropriati: il Teatro Forum, il Teatro Immagine, il Teatro Invisibile, il Flic-dans-la-tete (Poliziotto nella testa) e altri esercizi particolari. L’ultima tappa del TdO e’ attualmente il Teatro-Legislativo, esperienza inizialmente svolta a Rio de Janeiro dal 1993 al 1996 dove Boal, eletto deputato della Camera dei Vereadores, ha coordinato un progetto tramite cui gruppi sociali organizzati (donne, senza terra, disoccupati, ecc.) potevano esprimere i loro bisogni col teatro, traducendoli poi in proposte di legge discusse alla Camera e viceversa; inoltre, leggi gia’ presenti ma non rispettate venivano rafforzate tramite azioni di Teatro-Invisibile che mettevano in luce le inadempienze.

E’ un’esperienza che Boal chiama di democrazia transitiva, ne’ diretta ne’ delegata, che connetta maggiormente il legiferare e le Istituzioni coi bisogni chiave dei cittadini organizzati; (…)

Il nostro workshop

Si svolgerà secondo questa scaletta, che potrà però subire modifiche in itinere seguendo le esigenze e le proposte dei partecipanti:

1 – La Bella Compagnia si presenta brevemente e spiega il suo metodo di lavoro
2 – Segue una dimostrazione della tecnica utilizzata attraverso alcuni esercizi da fare tutti insieme
3 – I partecipanti vengono divisi in gruppi di 4 o 5 persone
4 – iInizia una simulazione scenica di una problematica da affrontare da parte del gruppo di lavoro de La Bella Compagnia
5 – Si chiede ai gruppi di partecipanti di illustrare a loro volta con una breve simulazione, una situazione simile
6 – Ad ogni simulazione gli spettatori di turno (il resto del gruppo) commenteranno e discuteranno quanto appena visto
7 – Al termine delle simulazioni su ogni tema da problematizzare, ogni gruppo dovrà rappresentare una possibile alternativa che cambi la situazione.
8 – In ultimo, la Bella Compagnia proporrà una serie di riflessioni sui diversi temi e rappresenterà un proprio finale di cambiamento.