l-inc

L'importanza di ascoltare i desideri

Una persona legge i desideri contenuti nella box L-inc

A cura di Giovanni Merlo, Direttore di Ledha

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Le persone con disabilità hanno diritto di dire i propri desideri
come le altre persone.

Per il progetto L-inc è molto importante ascoltare i desideri
delle persone con disabilità.

Per il progetto L-inc l’ascolto dei
desideri è il punto di partenza
per scrivere i progetti di vita
delle persone con disabilità.

Un progetto di Vita Individuale
si costruisce sui desideri
e sulle richieste
delle persone con disabilità
e nel progetto vengono scritti
i servizi che desidera avere.

Ogni persona ha desideri diversi perché ogni persona è diversa.

Anche nella Convenzione Onu
c’è scritto che è importante
ascoltare i desideri delle persone.

Alcuni desideri
raccontati dalle persone
che fanno parte del progetto L-inc sono:
andare al ristorante,
andare in vacanza,
divertirsi, uscire senza i genitori,
abitare da soli, andare al cinema, andare a lavorare

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Poter dire “Io vorrei …”

L-inc ha investito e investe gran parte delle sue energie per permettere alle persone con disabilità di esprimere la propria opinione su cosa fare della propria vita.

“Io vorrei …”

Riconoscere ed esprimere i propri desideri è il passo necessario per poter prendere in mano la propria vita, per poter compiere le proprie scelte, per riconoscersi come persona con gli stessi diritti e doveri delle altre persone.

“Io vorrei uscire”

E’ il primo desiderio che prende tante e diverse forme: uscire per andare al ristorante, a ballare, a un concerto, per vedere luoghi particolari, per viaggiare in Italia ma anche all’estero.

“Io vorrei fare”

Uscire certo per vedere e conoscere il mondo fuori dalla propria casa o dal proprio centro, ma anche per impegnarsi in attività interessanti (andare in barca a vela, fare volontariato, cucinare, suonare, fare sport) e per partecipare a corsi e gruppi, possibilmente non riservati alle persone con disabilità.

“Io vorrei lavorare”

Non semplicemente “fare un’attività” o rendermi in qualche modo utile agli altri ma lavorare sul serio, con un contratto, mansioni, orari, colleghi e uno stipendio.

“Io vorrei poter scegliere dove vivere”

Mettere su casa, non continuare a vivere con i propri genitori e anche decidere dove e con chi vivere e ancora dove passare il proprio tempo durante la giornata (vorrei poter stare sempre …., non vorrei più andare …), diventare a tutti gli effetti adulti.

“Io vorrei essere libero, io vorrei essere libera”

Avere meno paura, sentirsi più forte, andare in giro da solo …

 

Pillole di desideri: una prima fotografia ottenuta rielaborando alcuni dei risultati delle iniziative più significative di questi primi mesi di lavoro di L-inc con e a servizio delle persone con disabilità: l’apertura della scatola dei desideri, uno degli incontri con i comitati dei destinatari e, soprattutto, il tantissimo lavoro di preparazione per la definizione dei progetti individuali.

Senza i desideri, infatti, che progetti possiamo provare a realizzare?

Senza la possibilità di poter esprimere i propri desideri i progetti (educativi, riabilitativi, terapeutici, …) saranno sempre progetti che altri faranno sulle persone con disabilità, con tanti saluti al diritto alla vita indipendente e all’autodeterminazione.

Non è tempo sprecato quello dedicato all’ascolto, nelle mille forme che l’ascolto può assumere a seconda delle caratteristiche delle persone. Ognuno ha il diritto di esprimersi nel modo in cui gli è più congeniale o anche solo possibile. Ognuno ha il diritto di poter essere ascoltato, preso sul serio, soprattutto se è da sempre e ogni giorno vittima di discriminazione.

Sì, perché la prima lezione che traiamo dall’ascolto, dalla lettura e dall’analisi dei desideri delle persone con disabilità che L-inc ha incontrato e coinvolto fino ad ora è che è proprio vero che la disabilità sempre, comunque e per tutti altro non è che l'impossibilità di partecipare alla società su base di uguaglianza con gli altri.

Dalla lettura dei desideri emerge in controluce ma con chiarezza quanto la vita delle persone con disabilità sia determinata da limitazioni che non trovano alcuna “giustificazione” nella presenza di menomazioni: perché mai una persona con disabilità non dovrebbe avere il diritto a desiderare e, di conseguenza, ad esprimere i propri desideri? Perché ancora oggi riteniamo che “per alcuni” non sia possibile uscire di casa, per incontrare altre persone, conoscere il mondo ma anche per contribuire al benessere della società? E perché mai una persona con disabilità deve aspettare tanto e fare così tanta fatica per poter uscire dalla dipendenza dai propri genitori, dai propri familiari?

Permettere l’emersione e l’espressione dei desideri è una condizione essenziale per rispettare i diritti umani delle persone con disabilità.

Permettere l’emersione e l’espressione dei desideri è una condizione essenziale per provare a abbattere le barriere che circondano le persone con disabilità: quelle barriere che fanno considerare persone con disabilità come “pazienti” o “assistiti” e non ancora prima di tutto come persone e cittadini.

E’ quindi necessario che anche alle persone con disabilità, a tutte le persone con disabilità sia garantito il diritto di "contemplare il cielo stellato".

“L'etimologia della parola desiderio ci rimanda al De bello Gallico: i desiderantes erano i soldati che stavano sotto le stelle ad aspettare quelli che dopo aver combattuto durante il giorno, non erano ancora tornati. Da qui il significato del verbo desiderare: stare sotto le stelle ed attendere.”

(U. Garimberti, 2003 Mantova)